Storia del teatro – Prima puntata

A cura di Elisabetta Garuti

Salve a tutti, se siete giunti sino a qui, significa che siete curiosi di conoscere la storia del teatro, perché è di questo argomento che tratta questa nuova sezione del blog.

Parte oggi una nuova “rubrica” dedicata ai grandi protagonisti della storia del teatro, dove cercherò di raccontarvi chi erano e cosa hanno scritto per dar vita ai tanti personaggi che sono stati portati sui palcoscenici di tutto il mondo. Alcune volte parlerò degli autori e altre volte parlerò dei personaggi, l’articolo di oggi è invece una presentazione di dove e come tutto ciò è iniziato, o almeno ci proverò!

Ma partiamo dall’inizio, siamo al punto 0, dove tutto ha inizio e indentificare questo punto è stato difficile per tutti gli studiosi di storia del teatro, perché definire quando è iniziato il teatro implica definire che cos’è il teatro.

La definizione più bella e completa che ho trovato è:  Il teatro è quell’evento che si verifica ogni qual volta ci sia una relazione tra almeno un soggetto che agisca dal vivo in uno spazio scenico e uno spettatore che dal vivo ne segua le azioni.

Quindi anche i rituali che avvenivano nelle antichissime tribù si possono considerare teatro, ma la base storica della tradizione teatrale dell’Occidente è localizzabile (almeno convenzionalmente) nelle rappresentazioni tragiche e comiche che vengono messe in scena nel V secolo a.C. in Grecia, più precisamente ad Atene.

Ad Atene,nel V secolo a.C., avremmo assistito ad uno spettacolo teatrale solo in occasione delle Grandi Dionisie che si svolgevano nei mesi di marzo-aprile. Erano celebrazioni pagane (in onore appunto di Dionisio) e vi si svolgevano delle vere e proprie competizioni. Nei tre giorni dedicati alle presentazioni partecipavano tre autori, ciascuno con una tetralogia di tre tragedie e un dramma satiresco; ad ogni poeta era dedicato un giorno diverso e chi vinceva riceveva un premio.

C’era anche una vera e propria giuria e sentite bene: andare a teatro costava pochissimo (2 oboli) ed era consentito a tutti (donne, bambini e addirittura gli schiavi) e per le persone più povere era previsto un contributo che gli veniva erogato per coprire il costo della giornata di lavoro persa!!

Le rappresentazioni avvenivano in quella che era chiamata cavea, circondata da gradoni (prima di legno poi in pietra) e disposti a forma circolare. Davanti c’era una piattaforma rialzata, dove recitava l’attore che in seguito diventeranno più di uno. Ai piedi di questa piattaforma c’era il coro.

Dovete sapere che nel teatro greco, i legami con il canto e la danza sono fortissimi, non solo perché il coro, uno degli elementi peculiari della tragedia, danza e canta, ma anche perché l’intero testo è scritto in versi, che gli attori modulano su un accompagnamento musicale, generalmente del flauto doppio e in qualche caso della lira.

Sul fondo c’era una baracca di legno (la Skenè), in cui si cambiavano gli attori, ma nel tempo verrà decorata e dipinta, capendo il suo potenziale come elemento scenografico. Anche la baracca diventerà un imponente costruzione a due piani con una nuova possibilità: quella di avere 3 ingressi in scena (quello centrale era sempre del protagonista). Negli anni verranno utilizzate anche macchine per creare effetti speciali (c’erano le macchine per produrre suoni e fulmini, botole da cui spettri e spiriti facevano la loro apparizione, carrucole con un gancio che serviva a sollevare e abbassare le divinità).

Fig. 1

Gli attori avevano una lunga tunica, decorata per differenziarli dalle persone “normali” ma larghe e comode per permettergli tutti i movimenti necessari. Portavano calzature con una base in legno che li rialzava, sia per permettergli di essere visti da chi sedeva lontano, sia per dargli un’aria più imponente; infatti erano rappresentati dei ed eroi. Ovviamente venivano usate le famose maschere, che erano fatte di stoffa gessata, e con caratteri molto marcati che enfatizzavano e caratterizzavano le emozioni. Per ultimo ma molto importante, le maschere avevano la capacità di fungere da amplificatore della voce, quasi come se fossero dei microfoni!!

I Greci consideravano il teatro non come una semplice occasione di divertimento e di evasione dalla quotidianità, ma piuttosto come un luogo dove la polis si riuniva per celebrare le antiche storie del mito, patrimonio comune della cittadinanza, che lo spettatore greco conosceva, insieme a tutte le informazioni specifiche sullo spettacolo dedotte dal Proagòn.

Ciò che non poteva sapere era come le vicende del mito, codificate dalla tradizione, sarebbero state nuovamente interpretate e declinate dal drammaturgo. Lo spettatore greco si recava a teatro per imparare precetti religiosi, per riflettere sul mistero dell’esistenza, per rafforzare il senso della comunità civica. L’evento teatrale aveva dunque la valenza di un’attività morale e religiosa da assimilare ad un vero e proprio rito.

Curiosità: non tutti gli eventi del dramma venivano rappresentati sulla scena; quelli più violenti avvenivano infatti fuori di essa. Gli spettatori prendevano coscienza dell’avvenimento tramite l’annuncio di un messo o un personaggio che aveva assistito all’evento (presa di coscienza dopo lo svolgimento), oppure per metonimia tramite le urla dei personaggi (presa di coscienza durante o immediatamente dopo lo svolgimento).

Ed è proprio ad Atene, più precisamente nel 525 a.C. che nacque Eschilo, riconosciuto come il padre della drammaturgia greca.

Ma per saperne di più dovete aspettare la settimana prossima, per la prima puntata degli approfondimenti sui più importanti protagonisti della storia del teatro.

Un abbraccio.