Tutto quello che amo fare è illegale (cit.) Partiamo così, citando una bella canzone di J-Ax. Parlando di esperienza personale, vi racconto un copione che, potrei scommetterci, è toccato a molti.

2020. In questo anno maledetto e “sospeso” il mondo sta affrontando una sfida molto ardua, che sarà nonostante tutto scritta nei futuri libri di storia. Ci ritroviamo a contrastare una pandemia globale e l’atmosfera che si vive è quella di una guerra. E’ inutile barricarsi dietro le solite certezze. Tutto si è trasformato in “forse”. Dal lavoro alle cure mediche, al semplice uscire per andare a fare la spesa. Automaticamente viene da ricordare le cose perdute che davamo per scontate. Ad esempio quanto era bello decidere una sera di uscire, senza paura di incontrare qualcuno che potesse stare a meno di un metro di distanza da noi, respirare senza filtri l’aria fresca di una sera d’estate, andare al cinema con gli amici, uscire a mangiare qualcosa, o andare a ballare in discoteca, magari conoscere qualcuno. Quanto era bello decidere di andare a teatro a vedere un musical, o uno spettacolo. Godere, insomma, dell’arte… che fosse culinaria o di qualsiasi altro genere. E qui è il punto della questione. Le conseguenze di questo periodo storico saranno enormi, in costo di vite umane, di socialità, di economia, e in più, questa pandemia sta uccidendo l’arte, e con l’arte la cultura.

Un tempo eravamo un popolo di artisti. Grazie alla nostra arte, musica, teatro, pittura, cucina, moda, l’Italia è famosa nel mondo. Nonostante ciò già da molto tempo l’arte e la cultura sono state bistrattate da innumerevoli tagli. E’ diventata meno importante, forse meno remunerativa.. eppure c’è una setta occulta che ancora ci crede. Ci sono giovani, ad esempio, che ancora si appassionano alle note di Giacomo Puccini, altri che non sanno nemmeno chi sia, perché nessuno gliel’ha mai raccontato.

Ci vuole un enorme coraggio, al giorno d’oggi, ad intraprendere un mestiere artistico, ed una dedizione totale, proprio perché è talmente difficile trovare un’opportunità, che quando si trova non si può non essere preparati.

Ed in particolare chi dell’arte scenica ha fatto un mestiere, si ritrova a fare i conti ora con una situazione paradossale. Evitando polemiche ma facendo una semplice analisi dei fatti, da Febbraio in poi l’arte è stata tagliata fuori dal mondo sociale. Addirittura è diventata illegale. In un anno in cui il dito è stato sempre puntato prima contro i teatri, cinema e gli spettacoli in generale, non c’è stato un momento in cui si sia potuto pensare ad una ripresa dell’attività, ed il perché è presto detto. Qualsiasi spettacolo richiede mesi di prove, dedizione, studio, costruzione… semplicemente è un tempo che non abbiamo avuto.

Parlando per esperienza personale, una domenica sera di Febbraio, terminate le prove per lo spettacolo che doveva andare in scena il sabato successivo, ci è arrivata la notizia che gli spettacoli teatrali erano sospesi. Ci è sembrato impossibile e ci siamo riservati di telefonare alle autorità il lunedì successivo pensando che dovesse essere per forza una notizia sbagliata. Perché proprio i teatri? Ed invece al lunedì è stato tutto confermato. Così da un giorno all’altro, con prove fatte, sold-out di biglietti in teatro, più repliche stabilite, in altre parole il pane quotidiano assicurato ancora per un pò, ci siamo visti togliere tutto. Una piccola ovvia postilla va al fatto che il nostro lavoro è normalmente a progetto, con tempistiche prestabilite. Non puoi fare le prove oggi per debuttare tra un mese. E poi se il progetto non va a termine, cioè non va in scena, mesi di lavoro sono praticamente buttati. All’inizio pensavamo che lo stop sarebbe durato una settimana, quindici giorni.. abbiamo tentato di rinviare le date degli spettacoli in tutti i modi, poi, come tutti, ci siamo dovuti arrendere.

Nel silenzio delle nostre case, abbiamo atteso, cercando di passare il tempo nel modo meno peggiore possibile.. come tutti. Per un lunghissimo periodo, in tutti i notiziari si parlava di tutti i settori in crisi ma quello dello spettacolo non veniva mai nominato. Poi, finalmente, qualcuno si ricorda di noi. Come artisti, e come persone, è stato difficile sopravvivere, ma è stato un periodo durissimo per tutti.

Ci vorrà tempo perché la situazione torni alla normalità, ed è possibile, anzi, molto probabile, che quello che troveremo al di là di questa crisi, sia una situazione molto diversa da quella che abbiamo lasciato in leggerezza, quando ancora l’incubo non era iniziato. Perché nel frattempo ognuno di noi deve aver trovato un modo di sopravvivere, e dopo sarà difficile tornare indietro. Ma forse, al di là di questa guerra, esiste una rinascita. Noi stiamo continuando a lottare, nonostante tutto, continuiamo a crederci. E chiudiamo questo articolo con la citazione di un film, vediamo se la riconoscete. Non può piovere per sempre…”

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